coronavirus

La grave crisi sanitaria causata dal COVID-19 ha innescato lo stato di allarme in gran parte dell’Europa, con conseguente chiusura delle frontiere e limitazione dei viaggi. Una tale eccezionale situazione solleva dubbi, anche di carattere legale, nelle società straniere all’atto del distacco dei lavoratori in Francia.

Il governo Macron sta applicando misure dirette a frenare la pandemia cercando un equilibrio tra la protezione della salute pubblica e il sostegno dell’attività economica del Paese. In questo contesto, il distacco dei lavoratori è autorizzato quando strettamente necessario (non essendo possibile il telelavoro).

I lavoratori di società straniere distaccati in Francia devono presentare un nuovo documento di distacco internazionale (indipendentemente dalla notifica preventiva di distacco di SIPSI). Questo documento sarà richiesto sia alle frontiere esterne che alle frontiere interne francesi. Il documento prevede specificamente come uno dei requisiti essere lavoratori transfrontalieri.

Inoltre, una volta all’interno del Paese, ogni dipendente che raggiunge il posto di lavoro deve disporre di un giustificante aziendale (Justificatif de déplacement professionnel). In caso di mancata esibizione della documentazione, le multe ammontano a € 135.

Una volta terminata la disposizione in Francia, le aziende devono preparare il ritorno dei lavoratori in Italia.

In questo contesto e finché dura lo stato di allarme, si consentirà l’accesso ai cittadini italiani solo via terra, e così ai comunitari residenti in Italia, come pure ai lavoratori transfrontalieri e a coloro che comprovino documentalmente cause di forza maggiore o situazioni di necessità.

Ovviamente, le misure temporanee sul coronavirus non esentano le aziende dal rispetto degli altri requisiti legali richiesti dalle normative francesi sui distacchi intracomunitari, come la nomina di un rappresentante o la notifica preventiva dei distacchi nel SIPSI.

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